La via del ritorno

La Genesi racconta l’enigmatico disastro della torre di Babele, in cui Dio sembra quasi aver paura degli uomini:
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole. Emigrando dall’oriente gli uomini capitarono in una pianura nel paese di Sennaar e vi si stabilirono. Si dissero l’un l’altro: «Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco». Il mattone servì loro da pietra e il bitume da cemento. Poi dissero: «Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra». Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini stavano costruendo.
Il Signore disse: «Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti una lingua sola; questo è l’inizio della loro opera e ora quanto avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile. Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non comprendano più l’uno la lingua dell’altro». Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi cessarono di costruire la città. Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la terra.

Miniatura dal Libro d’Ore di Bedford (1410). British Museum
Miniatura dal Libro d’Ore di Bedford (1410). British Museum

Già quando Adamo ed Eva mangiarono il frutto proibito, il Signore reagì in maniera simile:
«Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!». Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto. Scacciò l’uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all’albero della vita.

L’Eden è lo stato di grazia prima della caduta, quel punto armonico in cui l’eternità e il tempo coincidono, in cui l’anima dell’uomo è perfettamente centrata in Dio. Perchè, dunque, il Signore non vuole che l’Uomo vi faccia ritorno?
Anche la torre di Babele potrebbe essere intesa come un simbolo simile: l’asse della ruota, la linea verticale attorno la quale gira il mondo intero, la strada che collega la Terra al Cielo.
Non è un caso che spesso nelle raffigurazioni della Torre di Babele si trovi il simbolo della Ruota, che ormai conosciamo bene!

21.2 babele ruota

E’ soltanto dopo l’incarnazione che per l’uomo è possibile fare ritorno alla sua vera dimora. Facendosi Uomo, Dio conosce la compassione; entrando nel grembo della Madre, il Signore dimentica il suo Giudizio inflessibile, ed impara il Perdono.
La torre, che prima era il simbolo di un assalto al Cielo, quasi una conquista violenta, ora diventa la strada di una nostalgia per i luoghi della propria Origine.
Non è un caso, dunque, che la torre sia uno degli attributi simbolici associati alla Vergine Maria. Le Litanie Lauretane le associano due titoli che in un primo momento possono sembrare enigmatici: “Torre di Davide” e “Torre d’Avorio”.

Fratelli Klauber, dalla serie di incisioni per le Litanie Lauretane (XVIII sec.)
Fratelli Klauber, dalla serie di incisioni per le Litanie Lauretane (XVIII sec.)

Entrambe le immagini si riferiscono al Cantico dei Cantici, uno dei libri più sublimi della Bibbia, in cui viene narrato proprio l’amore fra il Creatore e la Creazione, fra il Signore e l’anima umana.

In esso l’amante decanta la bellezza della sua amata, ricorrendo a delicatissime immagini poetiche per descrivere i singoli dettagli del corpo: “Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino speziato. Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli.
Capirete che anche le parti anatomiche sono a loro volta simboli di realtà spirituali: il passo che abbiamo riportato, in particolare, potrebbe esser letto come un’allusione all’incarnazione e alle due specie dell’eucaristia.
Torniamo alla torre: “Come la torre di Davide il tuo collo”, sospira il poeta del Cantico dei Cantici, ed ancora: “Il tuo collo come una torre d’avorio”.
Anche in questo caso non si tratta di un complimento fine a sè stesso: il collo infatti è quella parte che collega il corpo alla testa, ovverosia la terra al cielo, la materia al spirituale. E’ quel tratto di unione che era stato reciso nel doloroso mistero della decapitazione, e che ora viene ristabilito in una forma del tutto nuova.

Santa Barbara, Affreschi della chiesa francescana di Lienz (XV sec.)
Santa Barbara, Affreschi della chiesa francescana di Lienz (XV sec.)

Uno degli attributi iconografici di Santa Barbara è proprio la torre. La tradizione narra che il padre della bella ragazza l’avesse fatta chiudere in una torre, per sottrarla dai pretendenti che ne insidiavano le virtù.
Barbara, che era segretamente cristiana, aveva fatto voto di castità, ed accettò dunque la sua reclusione senza protestare.
Un giorno, avendo notato che la torre aveva due finestre, la santa diede ordine che ne fosse aperta una terza, per alludere alla Trinità.
Ritroviamo dunque in questa leggenda i due aspetti principali del simbolo della torre: l’isolamento dal resto del mondo, e l’elevazione verso il Cielo.

Il distacco non è una rinuncia del mondo, ma è un raccoglimento: in fin dei conti la torre poggia sulla terra, e senza queste fondamenta crollerebbe al primo scossone. Chiudersi nella torre significa ritirarsi al proprio interno, nello spirito, nel senso della nostra esistenza: è lì infatti che si trova quel centro simbolico in cui passa l’asse che lega il Cielo alla Terra. Ed è in quel punto d’origine che si può trovare la forza di uscire nuovamente, di tornare ad affrontare il mondo, e poter godere delle sue gioie senza venirne sopraffatti.
Lo stesso significato è da ricercarsi nella pratica dei santi stiliti, che trascorrevano gran parte della propria vita di preghiera sulla cima di una colonna.

San Simeone lo stilita (VI sec.). Museo del Louvre, Parigi
San Simeone lo stilita (VI sec.). Museo del Louvre, Parigi

Il serpente avvolto alla colonna dello stilita rappresenta proprio la gioia del mondo, che appare come una tentazione seducente e pericolosa fintanto che non si trova in sè stessi l’equilibrio necessario per potervisi accostare degnamente.
Le spire del rettile non possono che ricordarci l’Albero del Bene e del Male, fra i cui rami attendeva in agguato il serpente tentatore. Abbiamo già accennato alla simmetria fra il serpente satanico della Genesi e quello cristico di Mosè; un simile rapporto speculare lega l’albero della conoscenza alla Croce.
Entrambi simboleggiano l’asse che collega il Cielo alla Terra; ma mentre il primo rappresenta la via in discesa, la Croce è invece la strada ascendente del ritorno.
Questo è il motivo per cui la Croce è chiamata l’Albero della Vita: quello stesso albero di cui Dio, dopo la trasgressione di Adamo, volle proteggere il frutto.

Simone de' Crocifissi, Il sogno della Vergine (1370). Pinacoteca Nazionale di Ferrara
Simone de’ Crocifissi, Il sogno della Vergine (1370). Pinacoteca Nazionale di Ferrara

«Ecco, l’uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell’albero della vita, ne mangi e viva sempre!»
Ma dopo l’incarnazione, alla Legge subentrò il Perdono, e la Croce rappresenta proprio l’Albero della Vita, la via aperta verso l’Eternità.

Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)
Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)

Questo stupendo affresco è talmente carico di simboli da dare quasi un senso di vertigine!

Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)
Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)

A sinistra di Gesù c’è Eva, che coglie l’amaro frutto del primo peccato.

Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)
Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)

Alla sua destra Maria, che coglie il frutto eterno dell’Albero della Vita. La stessa simmetria contrappone la Chiesa alla Sinagoga.
Questo confronto non va certo letto in chiave antisemita, ma significa il superamento della Legge, a cui succede l’avvento dello Spirito e la misericordia del Perdono.

Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)
Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)

Da ognuno dei bracci della Croce esce una mano: una incorona la Chiesa, e l’altra trafigge la Sinagoga.

Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)
Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)

Ma l’aspetto più importante forse riguarda i bracci verticali: quello in basso abbatte la porta dell’Inferno, a significare che la sua soglia non sarà più un viaggio senza ritorno; quello in alto invece spalanca la porta del cielo, che tramite le gerarchie celesti porta fino a Dio.

Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)
Affreschi della chiesa di Sant’Andrea a Thörl-Maglern (Austria)
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Autore: Francesco Boer

www.f-boer.com

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