Il Sangue dell’Agnello

I vangeli canonici non sono molto generosi di dettagli nel descrivere la crocifissione di Gesù. E’ così che la tradizione pittorica ha avuto un notevole margine di libertà per immaginare particolari aggiuntivi, ed ampliare così il punto culminante dell’incarnazione con significati ulteriori.
Si potrebbe pensare che simili aggiunte siano estranee al cristianesimo, in quanto posteriori alla predicazione evangelica. Ma una religione è simile ad un essere vivente, e tanto la sua origine che i vari sviluppi successivi sono parte integrante della sua essenza.

Raffaello Sanzio, Crocifissione (1503). National Gallery, Londra
Raffaello Sanzio, Crocifissione (1503). National Gallery, Londra

Spesso nelle raffigurazioni della crocifissione si possono osservare degli angeli indaffarati a raccogliere il sangue che esce dalle ferite del Salvatore, nonostante di ciò nel Nuovo Testamento non si faccia affatto menzione. Il senso di tali immagini però non contraddice il messaggio cristiano, ma lo interpreta ampliandolo, in un certo senso come se lo facesse crescere.
Il simbolo vuole innanzitutto farci capire che il sangue del Messia è un bene inestimabile, anzi, il più prezioso possibile: occorre evitare che si disperda al vento, nemmeno una goccia deve andar sprecata. Ma ciò comporta anche un significato ulteriore: il sangue va raccolto, o meglio ricevuto.
Una leggenda molto diffusa vuole che la collina in cui avvenne la crocifissione sia la stessa in cui fu seppellito Adamo.
Lo spunto della leggenda viene da un passo dei vangeli in cui si specifica che “Gòlgota”, il nome del colle, significa “luogo del cranio”.
Adamo, però, è il simbolo dell’Uomo inteso nella sua totalità primordiale. Potremmo perciò interpretare il nome del luogo in via simbolica, ed affermare pertanto che il Figlio di Dio si è sacrificato sopra la testa dell’Uomo!

Beato Angelico, dettaglio della Crocifissione fra i santi Nicola e Fran-cesco (1435). Chiesa di San Niccolò del Ceppo (Firenze)
Beato Angelico, dettaglio della Crocifissione fra i santi Nicola e Fran-cesco (1435). Chiesa di San Niccolò del Ceppo (Firenze)

Questo dipinto di Fra Angelico sembra indicare proprio questa direzione: il teschio umano è il luogo dove si consuma il martirio; ma soprattutto la scatola cranica è il vaso in cui si raccoglie il preziosissimo sangue del Salvatore!
Ovviamente la parte del corpo non va intesa in senso strettamente anatomico, ma come un simbolo che rimanda a sua volta ad altri significati: il cervello è infatti la sede della mente, dell’intelligenza e della volontà – il santo dei santi di quel tempio che è il corpo umano.

20.3 san francesco sangue
Carlo Crivelli, San Francesco riceve il sangue di Cristo (1490). Museo Poldi Pezzoli (Milano)

Questo è uno dei sensi possibili della preghiera che Gesù insegna nei Vangeli: “venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra”.
L’Eterno sacrifica sè stesso, donandosi alla creazione; e dall’altro lato, l’umanità riceve in sè il volere di Dio.
Non dovete pensare ad una sorta di plagio mentale: la volontà celeste non annulla quella umana, nè fra le due c’è contrasto.
Il Regno è appunto un’armonia fra ciò che desidera Dio e ciò che vuole l’Uomo: tra i due c’è un accordo – non in senso contrattuale, ma musicale. Quando l’Uomo scopre veramente Dio, non può più esserci discordia, perchè fra l’Amato e l’Amante non c’è più nè distanza nè differenza: come in cielo, così in terra.

Santino del Sacro Cuore di Gesù. Francia, XIX sec
Santino del Sacro Cuore di Gesù. Francia, XIX sec

La ferita nel costato di Cristo simboleggia l’apertura del Cuore di Dio: una ferita dolorosa, ma da cui si riversa l’amore di Dio verso la creazione. La coppa con cui il santo la riceve simboleggia il suo cuore: tanto la testa quanto il cuore sono simboli di quello spazio ricettivo dell’anima, che può diventare un vaso in cui raccogliere la luce profusa dal Signore.

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Illustrazione da “The heart of man: either a temple of God, or a habitation of Satan”, libro di emblemi inglese del 1851

Ognuna delle bestie che si annidano nel cuore rappresenta un peccato, una deviazione del fuoco naturale dell’anima che finisce col danneggiare colui che le porta nel seno. Il pavone è l’orgoglio, e la capra la lussuria; la gola è rappresentata dal porco, l’avarizia dal rospo, e l’invidia dal serpente; la tigre è l’ira, e la tartaruga l’indolenza. Il diavolo è il principio di contraddizione: fuoco di vita che si ritorce contro sè stesso, finendo col farsi guerra da solo.

Illustrazione da "The heart of man: either a temple of God, or a habitation of Satan”, libro di emblemi inglese del 1851
Illustrazione da “The heart of man: either a temple of God, or a habitation of Satan”, libro di emblemi inglese del 1851

La colomba annuncia la pace con Dio dopo l’ira del diluvio: lo Spirito Santo scende dal cielo, e dissolve i demoni, restaurando al loro posto la fiamma nutriente che scalda ed illumina senza bruciare.

Matthias Grünewald, dettaglio dalla Crocifissione di Isenheim (1516). Musée d'Unterlinden, Colmar (Francia)
Matthias Grünewald, dettaglio dalla Crocifissione di Isenheim (1516). Musée d’Unterlinden, Colmar (Francia)

E’ per questo che nell’Apocalisse è detto che il sangue dell’Agnello è in grado di lavare le vesti sino a renderle candide: il sacrificio di Dio è morire, scendere dai cieli e tornare in vita all’interno del cuore dell’Uomo.
Nell’ultima cena con i suoi apostoli, Gesù “prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: «Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati»”.

20.7 bagno nel sangue
Matthias Grünewald, dettaglio dalla Crocifissione di Isenheim (1516). Musée d’Unterlinden, Colmar (Francia)

Se avete inteso a fondo il simbolismo della Madre di Dio, capirete anche il significato profondo di quelle raffigurazioni in cui il sangue del Figlio cola dalla croce fino a lambire il volto della Vergine.

Rogier van der Weyden, dettaglio dal trittico della crocifissione (1445). Kunsthistorisches Museum di Vienna
Rogier van der Weyden, dettaglio dal trittico della crocifissione (1445). Kunsthistorisches Museum di Vienna
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Autore: Francesco Boer

www.f-boer.com

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