Sulle spalle dell’Uomo

Cristoforo era un cananeo di altissima statura, di aspetto feroce e dalla forza sovraumana. Un vero e proprio gigante!

Affreschi della chiesa di San Michele a Riva Valdobbia (Piemonte)
Affreschi della chiesa di San Michele a Riva Valdobbia (Piemonte)

La leggenda racconta che egli lavorava al servizio del re del suo paese. Un giorno, mentre era a corte, qualcuno nominò il diavolo, ed il re, che era cristiano, si fece subito il segno della croce.
Cristoforo domandò che cosa significasse quel gesto, e il re gli spiegò che era una precauzione contro il terrificante potere del demonio. Cristoforo allora gli rispose: «Se temi il diavolo significa che egli è più potente di te; io voglio servire il re più potente del mondo, perciò ti abbandonerò e mi recherò al servizio del diavolo.»
Ben presto Cristoforo incontrò sul suo cammino il diavolo, che fu ben felice di accettare nella sua corte l’energumeno. Mentre camminavano assieme, però, passarono a fianco di una croce eretta ai bordi della strada. Il diavolo fuggì a gambe levate!
Cristoforo gli chiese la ragione di questo comportamento, e il diavolo ammise che di fronte al simbolo del Cristo egli era impotente, e che non gli restava altra opzione di scappare. Deluso, il gigante abbandonò anche il diavolo, e decise di cercare Cristo, che egli immaginava come un re potentissimo, tanto da far tremare persino il diavolo.
Dopo averlo cercato in lungo e in largo, Cristoforo incontrò un eremita, che lo istruì sulla fede cristiana. Il gigante gli chiese: «Cosa dovrò fare per servire questo nuovo signore?”
L’eremita gli propose di digiunare, ma Cristoforo non ne volle sapere, e chiese un compito alternativo; il sant’uomo gli disse allora di pregare, ma neanche questo lavoro andava a genio al gigante.
L’eremita allora gli disse: «Conosci quel fiume, poco distante da qui, in cui molti passeggeri annegano cercando di guadarlo? Tu sei alto e forte, e potresti facilmente aiutare i viaggiatori ad attraversarlo. Ciò farebbe certamente piacere a Cristo Re!»
Cristoforo accettò di buon grado; si costruì una capanna a fianco del fiume, e utilizzando un tronco di albero come bastone, iniziò a trasportare da una riva all’altra tutti coloro che ne avessero bisogno.
Un giorno alla sua capanna si presentò un fanciullo, e pregò Cristoforo di portarlo dall’altro lato del fiume. Il traghettatore se lo caricò sulle spalle, ed entrò nel fiume appoggiandosi al suo enorme bastone, quand’ecco che l’acqua cominciò ad agitarsi sempre di più. Non solo: il bambino diventava sempre più pesante, come se fosse fatto di piombo!
Più la forza dell’acqua montava, e più il peso del bambino si faceva duro da sopportare, tanto che Cristoforo iniziò a temere per la sua sicurezza. Quando arrivò sano e salvo a riva, il traghettatore disse al fanciullo: «Bambino, mi hai messo in grave pericolo, perchè il tuo peso era tale che mi sembrava di portare sulle spalle il mondo intero.»
Il bimbo gli rispose: «Non ti devi meravigliare di ciò: non solo hai portato sulle spalle il mondo intero, ma anche il suo creatore. Io sono Cristo Re; e per dimostrarti che è vero, quando sarai tornato alla tua capanna pianta a terra il tuo bastone: domani lo troverai fiorito e carico di frutta.»

Dettaglio dall'affresco di San Cristoforo – Chiesa di Mauthen (Austria)
Dettaglio dall’affresco di San Cristoforo – Chiesa di Mauthen (Austria)

L’acqua che il santo attraversa non è certo un dettaglio secondario: si tratta del simbolo di quell’abisso primordiale, quella notte che si trova tanto nel cosmo quanto nell’anima, in cui si agita il Caos.
E’ per questo motivo che speso, nell’acqua ai piedi di San Cristoforo si possono scorgere figure mostruose dalle forme più disparate, come la melusina, la sirena con due code.

Dettaglio dall'affresco di San Cristoforo- Monastero di San Li-beratore a Castelsantangelo sul Nera (Macerata)
Dettaglio dall’affresco di San Cristoforo- Monastero di San Li-beratore a Castelsantangelo sul Nera (Macerata)

La donna-pesce tiene le code spalancate, come una sorta di provocazione sessuale: proprio la sessualità è una delle energie vive che formano l’impetuosa corrente del simbolo dell’acqua!
La fantasiosa fauna ittica rappresenta proprio la forza caotica e primordiale in cui ognuno di noi è immerso fin dalla nascita. Il santo non fugge dai suoi pericoli, ma sa trovare la forza per affrontarla quotidianamente.

Un altro particolare della massima importanza è il peso del bambino, che grava interamente sulle spalle dell’uomo: una fatica quasi insopportabile! L’antichità ci offre un’immagine simile nel mito di Atlante, che regge su di sè la volta celeste.

Atlante Farnese (II sec. d.C.). - Museo archeologico nazionale di Napoli
Atlante Farnese (II sec. d.C.). – Museo archeologico nazionale di Napoli

“Cristoforo” significa “colui che porta Cristo”.
L’appellativo, come avrete capito, non identifica una persona realmente esistita, ma indica il simbolo di tutti coloro che hanno accolto in sè il Cristo. Non è un passo da affrontare a cuor leggero, ma è un impegno durissimo e faticoso, una vera e propria lotta: quanto aumenta il peso del fanciullo, tanto aumenta la forza della corrente. Ma un simile sacrificio reca una ricompensa meravigliosa: l’albero morto di Cristoforo torna a fiorire e fruttificare, divenendo un’immagine dell’Albero della Vita.

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Autore: Francesco Boer

www.f-boer.com

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